Libri

Don Primo Mazzolari. Brescia e i bresciani

edizione a cura dell’Opera Diocesana di San Francesco di Sales e della rivista Città e Dintorni

Marzo 2009

 

Introduzione di mons. Luciano Monari, vescovo di Brescia

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Nel 2009 ricorre il 50° anniversario della morte di don Primo Mazzolari, avvenuta il 12 aprile 1959, domenica in Albis.
Il parroco di Cicognara e di Bozzolo fu definito, durante un’udienza in Vaticano il 5 aprile 1959, “tromba dello Spirito Santo in val Padana” da Giovanni XXIII. E Paolo VI, ricevendo un gruppo di bozzolesi nel 1970, parlò di don Primo come di un profeta che camminava avanti con un passo troppo lungo e spesso non si riusciva a stargli dietro.


Anche papa Giovanni Paolo I, nel suo breve pontificato, ha avuto modo di parlare di don Mazzolari e di riconoscerne la grande statura, affermando che “Don Primo fu un uomo leale, un cristiano vero, un prete che cammina con Dio, sincero e ardente. Un pastore che conosce il soffrire e vede lontano. Il suo giornale era la bandiera dei poveri, una bandiera pulita, tutta cuore, mente e passione evangelica”.
Mons. Loris Francesco Capovilla, già segretario di Giovanni XXIII e grande amico di don Primo, citando il profeta Giobbe, descrive don Mazzolari come un “uomo integro e retto, timorato di Dio e alieno dal male, un uomo umile e dotto, pastore d’anime saggio e misericordioso, chinato sui solchi dei poveri e proteso verso le lontane frontiere della civiltà dell’amore”.


Questo sacerdote, giustamente oggi considerato dalla Chiesa una delle voci più autentiche e profetiche del XX secolo, si riteneva bresciano d’adozione. Ed infatti il territorio che ha visto maggiormente la presenza di don Primo Mazzolari è stato, dopo il cremonese, certamente proprio quello della nostra città e provincia.


Don Primo ha innanzitutto trascorso gran parte della propria infanzia e adolescenza nella bassa bresciana, a Verolanuova e a Pralboino. E tra le persone più importanti per la formazione del giovane Mazzolari vi è stato il bresciano mons. Geremia Bonomelli, che guidò la diocesi di Cremona per ben 43 anni, dal 1871 al 1914: mons. Bonomelli fu per il seminarista prima e poi per il giovane sacerdote don Primo Mazzolari guida importante e punto di riferimento essenziale nel cammino di fede.


A Brescia don Mazzolari ha potuto pubblicare le sue prime opere, grazie a Vittorio Gatti, un coraggioso libraio-editore indipendente e dalla nostra città ha avuto l’imprimatur per numerosi suoi testi, tra cui la sua prima grande opera, La più bella avventura, che verrà poi considerata erronea dal Sant’Uffizio: la tematica dei lontani, affrontata da don Primo in tale libro libro, non era infatti ancora all’ordine del giorno nell’attività della Chiesa. Questo sarà il primo dei numerosi provvedimenti che colpiranno don Mazzolari, il quale comunque troverà sempre comprensione e sostegno in vari ambienti della nostra città.


Tra le realtà che don Mazzolari ha frequentato più assiduamente a Brescia vi è quella dei padri filippini dell’Oratorio della Pace: padre Bevilacqua, padre Manziana e padre Acchiappati divengono ben presto suoi cari amici e numerose volte chiameranno il parroco di Bozzolo a predicare alla Pace o a Villa San Filippo.


Un grande sostegno don Primo trovò anche nel vescovo mons. Giacinto Gaggia, con il quale si sentiva in particolare sintonia anche poiché entrambi erano rigidi e fermi oppositori del fascismo, convinti che la Chiesa non dovesse piegarsi davanti a nessun regime. Mons. Giacinto Tredici, succeduto a mons. Gaggia nel 1934, pur condividendo la prudenza dell’episcopato lombardo nei confronti del parroco di Bozzolo, avrà sempre una grande considerazione per don Primo.
Don Mazzolari aveva a Brescia e provincia dei cari amici tra i sacerdoti, persone che lo stimavano molto e seguivano con interesse la sua attività: da don Giorgio Bazzani, parroco di Gussago, a don Giovanni Barchi, parroco di Gambara; da don Stefano Regazzoli, arciprete di Breno, a don Ferruccio Scalmana, parroco di Bagnolo Mella; dai sacerdoti che si sono succeduti a Verolanuova a don Guido Astori, il suo più caro amico, nativo di Carpenedolo e poi entrato nel clero cremonese; da mons. Giovan Battista Bosio, prevosto a San Lorenzo, a mons. Paolo Guerrini, storico e revisore ecclesiastico, da mons. Emilio Bongiorni, vicario generale con il vescovo Gaggia, a don Samuele Battaglia, uno dei firmatari della famosa lettera ai vescovi della val Padana in merito alle difficili condizioni dei braccianti e dei salariati agricoli.


Don Primo è intervenuto numerose volte nella nostra città, chiamato spesso, oltre che dai padri filippini della Pace, anche dalle suore canossiane e da varie parrocchie, come quelle dei santi Nazaro e Celso, di San Faustino e Giovita, di San Lorenzo, di S. Angela Merici, di S. Agata, di S. Maria Crocifissa di Rosa, di San Francesco di Paola. Suoi interventi vi furono anche nel seminario diocesano e nel palazzo vescovile. Fu chiamato pure in diversi paesi della provincia, come Verolanuova, Gussago, Edolo, Breno, Gambara, Pontevico, Manerbio, Montichiari, Bagnolo Mella, Palazzolo, Verolavecchia, Chiari, Gardone Valtrompia ecc. Era invitato per esercizi, quarantore, predicazioni, interventi su tematiche politiche e di attualità.


A Brescia don Mazzolari aveva alcuni dei suoi più cari amici e sicuramente molte persone che seguivano con interesse, partecipazione e trepidazione la sua opera: innanzitutto Stefano Bazoli, che più volte si incontrò a Bozzolo con don Primo, con il quale era anche in contatto epistolare e in rapporto di fraterna amicizia; poi Ludovico Montini e la moglie Giuseppina Folonari, che era seguita spiritualmente dal parroco di Bozzolo; e ancora Gian Andrea Trebeschi, Pietro Cenini e Pietro Bianchini, Stefano e Fausto Minelli, Mario Cassa, Camillo e Giulio Togni, Ercoliano Bazoli, Romeo Crippa, Vittorio Sora, Giulio Onofri, Fabiano De Zan, Leonzio Foresti, Annibale Fada, Antonio Bellocchio, Edoardo Malagoli, Massimo Avanzini, Gianfranco De Bosio, Gaetano Masetti e signora, Francantonio Biaggi, mons. Giuseppe Almici, Pierfranco Biemmi, e diversi altri ancora. Molti di costoro facevano parte di quel singolare cenacolo culturale e spirituale che fu casa Tosana, in via Moretto: qui per oltre vent’anni don Mazzolari fu presente con la propria parola e il proprio sostegno per quanti si stavano prima impegnando contro il fascismo e poi nella ricostruzione del Paese.

 

Il presente volume prende in esame, in modo necessariamente sintetico, tutti questi rapporti. È un doveroso omaggio a don Primo a cinquant’anni dalla sua morte .
Il libro è arricchito da un’ampia appendice che riporta gli articoli che don Primo Mazzolari scrisse per riviste bresciane. Si tratta innanzitutto di undici articoli pubblicati su “La Voce Cattolica” (così si chiamava allora “La Voce del Popolo”), tra gennaio e marzo del 1937, sotto il titolo Il vangelo del contadino e di un dodicesimo articolo dal titolo La Pasqua del contadino, pubblicato sempre sul settimanale diocesano nel 1937.

Abbiamo riportato poi un articolo dal titolo La visita al Pontefice pubblicato su “La Madre Cattolica” (l’attuale rivista “Madre”) nel 1942 e uno dal titolo Discorso sottovoce ai giovani, apparso su “La Fionda” nel 1946, un periodico che era stato fondato nel 1918 da Gian Andrea Trebeschi e poi costretto a sospendere le pubblicazioni durante il ventennio fascista.


Questo libro ci permette dunque di approfondire i forti legami che don Primo Mazzolari ha avuto con Brescia e con la Chiesa bresciana; ma soprattutto ci permette di conoscere meglio, come ha scritto nell’introduzione al libro mons. Luciano Monari, questa “tromba dello Spirito Santo che misteriosamente ma efficacemente continua a suonare per noi”.

 

 

 

 

 

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