Libri

Più forti delle armi

Dietrich Bonhoeffer, Edith Stein, Jerzy Popieluszko
Editrice AVE, Roma novembre 2016 pp. 342, euro 15,00 

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Nella notte delle dittature e dei totalitarismi, delle guerre e dei genocidi, diffuse furono le complicità e grande l’indifferenza, assordanti i silenzi e imbarazzanti gli applausi. Vi sono state però anche persone che si sono opposte ai sistemi dittatoriali e che si sono alzate in piedi in nome della fedeltà ai valori della libertà, della giustizia, della pace. In particolare, il riferimento in questo libro è a quei resistenti che lottarono “a mani nude” contro il male.
Si tratta di “resistenti nonviolenti”, di persone che si basate solamente sulla forza della propria debolezza, della propria parola, della propria testimonianza. Di fronte all’ingiustizia, al terrore, alla violenza, queste persone non hanno messo in campo altrettanta violenza, non hanno risposto cioè al male con il male, ma con parole di verità e con azioni di giustizia.


Questo lavoro ricostruisce la vicenda biografica e le scelte storiche di Dietrich Bonhoeffer e di Edith Stein, in riferimento al nazismo, e di Jerzy Popieluszko, in riferimento al regime comunista. Si tratta di un saggio divulgativo, non di un testo specialistico. Tuttavia esso intende essere rigoroso nei riferimenti e nella ricostruzione storica. Con le numerose note, con la contestualizzazione storica di testi e di vicende, si vuole infatti permettere a tutti di potersi accostare al pensiero e alla testimonianza dei personaggi presentati. Un piccolo contributo per far conoscere persone che non sono ancora oggetto di tutta l’attenzione che meritano.
Dietrich Bonhoeffer, Edith Stein e Jerzy Popieluszko, pur sapendo dei rischi cui andavano incontro, si sono assunti le proprie responsabilità fino in fondo, fino al sacrificio della vita.
Paradossalmente in questo modo hanno vinto e la loro voce oggi risuona più alta che mai.


Abbiamo a che fare qui con dei testimoni che hanno anteposto il primato della coscienza, la fedeltà ai valori della pace e della libertà, perfino alla propria sopravvivenza. Hanno così trasmesso “il tizzone ardente” della testimonianza, come ha scritto Paolo Giuntella, il quale ci ha ricordato che non è stata la forza dei templi, la potenza delle istituzioni umane, ad assicurare all’umanità il suo avvenire, bensì il passaggio del tizzone ardente della testimonianza di generazione in generazione, attraverso un grande movimento biografico, cioè attraverso storie di uomini e di donne ben concreti.


Con questo libro l’autore prosegue nel lavoro di ricerca storica secondo il criterio della “memoria del bene” , ossia del riportare alla luce o comunque riproporre le testimonianze di chi ha combattuto il male che si trovava di fronte, motivato unicamente dalla fedeltà all’uomo, senza considerarsi un eroe o un superuomo. Riportare alla luce queste testimonianze e farne oggetto di narrazione significa farle rivivere nel tempo presente e trasmettere così alle giovani generazioni l’idea di una staffetta morale di cui loro possono diventare protagoniste.


Dietrich Bonhoeffer, Edith Stein, Jerzy Popielusko non hanno voltato le spalle a quanto stava accadendo nel loro Paese, non hanno girato lo sguardo dall’altra parte. Si sono fatti carico delle sofferenze del proprio popolo, reclamando ad alta voce il diritto alla pace e alla libertà. Oggi non ci sono chiesti simili gesti eroici, ma certamente siamo pure noi interpellati da voci di disperazione, da suppliche di aiuto. Sta a noi ascoltarle poiché, come era scritto sulla porta d’ingresso della scuola di don Lorenzo Milani a Barbiana, ciò che accade nel mondo “i care”, mi importa, mi interessa.

 

 Recensione in Avvenire 25/02/2017

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