Libri

UNA TERRA BAGNATA DAL SANGUE

Oscar Romero e i martiri di El Salvador
di Anselmo Palini
Prefazione di José María Tojeira sj - Direttore Centro pastorale Università Centroamericana (UCA) di San Salvador
Postfazione di Vicente Chopin - Docente presso l’Università Salesiana di San Salvador
pagine 224 - euro 16,00-  13,5x21( brossura con alette)

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Intervista all'autore dal Giornale di Brescia

Recensione apparsa sul "Corriere della Sera", inserto Brescia, 6 aprile 2017

 

Nel centro di San Salvador, capitale del più piccolo Paese dell’America Latina, si trova il Monumento alla Memoria e alla Verità: un muro di granito di settanta metri di lunghezza e tre di altezza, con incisi i nomi di oltre trentamila vittime della repressione. Vi è anche l’elenco dei massacri perpetrati dai militari e dagli squadroni della morte.

Un numero di vittime enorme, peraltro parziale, che racconta come la storia recente di El Salvador sia stata caratterizzata da una lunga catena di odio e di violenze nei confronti dei più “deboli” e di quanti si sono impegnati per la giustizia sociale e per il rispetto dei diritti umani: uomini, donne, bambini, sacerdoti e laici, campesinos e insegnanti, leader politici e sindacali, torturati, assassinati o fatti scomparire da un regime che si dichiarava cristiano e affermava di lottare contro la sovversione.

Nel suo nuovo libro, Anselmo Palini, saggista e insegnante, presenta la vicenda di alcuni di questi martiri. Tra gli altri, oltre a monsignor Oscar Romero: p. Octavio Ortíz, attivo nella formazione spirituale dei giovani, e quattro dei suoi ragazzi; p. Rutilio Grande, il primo assassinato durante l’episcopato di Mons. Romero, particolarmente vicino ai campesinos; Marianella García Villas, presidente della Commissione per i diritti umani; Ignacio Ellacuria e cinque padri gesuiti dell’Università Centroamericana (Uca) e due donne laiche che lavoravano presso di loro; quattro religiose nordamericane, impegnate in attività di promozione umana e evangelizzazione. Viene ricostruito anche uno dei più tragici massacri perpetrati dai militari, quello di El Mozote. Storie che intendono rappresentare tutte le vittime, per lo più anonime, della dittatura che fino ai primi anni Novanta ha fatto di El Salvador una terra bagnata dal sangue.

Questi martiri ci propongono un nuovo modello di santità “segnato tante volte dal martirio” e caratterizzato dall’impegno per un mondo più giusto e fraterno. “Questo impegno liberatore, profondamente evangelico, scatena l’opposizione verso una fede vissuta in questo modo, mescolandosi in una sorta di odio contro l’umano che porta allo sterminio brutale di tante persone innocenti e al fiorire di un nuovo tipo di martirio nel quale, come diceva monsignor Romero, si mescola «il sangue dei sacerdoti, dei catechisti e delle comunità con i massacri del popolo»” (dalla prefazione di p. José Tojeira).  

Ma, come scrive nella Postfazione padre Vicente Chopin, dell’Università Salesiana di San Salvador, per quanto possa sembrare paradossale, “ci sono morti che generano speranza, come la morte dei profeti e quella dei martiri. Essa restituisce dignità alla vittima. Il sangue dei martiri è stato sparso, ha fecondato la terra, e quindi viene il momento della raccolta.

Possiamo assistere ora alla magnifica opportunità di rifondare la Chiesa salvadoregna a partire dal sangue dei martiri. Possiamo avviarci ora verso una nuova primavera evangelizzatrice che si formi sul loro esempio e sulla loro eredità”.

Infatti, sebbene sia ancora un Paese attanagliato dalla violenza, oggi El Salvador è anche e soprattutto altro. Ha il volto di quanti, con il loro impegno quotidiano, fanno sì che monsignor Romero e i tanti martiri non siano ridotti a una fotografia da esporre nelle chiese o a un’immaginetta da tenere in tasca, ma siano una voce da ascoltare e una testimonianza da imitare. Perché la speranza di creare la pace per mezzo della giustizia possa crescere nel cuore di ognuno.

 

 

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